AI e dintorni
Lo scorso 27 Gennaio un terremoto di proporzioni immani ha fatto tremare le borse americane mandando letteralmente in fumo alcune centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa. La sola società Nvidia, leader mondiale nella produzione di chip, ha perso qualcosa come seicento miliardi di dollari in una sola seduta. Seicento miliardi di dollari.
Al di la della cifra monstre della perdita degli investitori risulta interessante, in un periodo nel quale non si fa che parlare di AI, analizzare le ragioni di questo crollo vertiginoso e trarne magari qualche insegnamento per il nostro futuro.
Ai primi di Gennaio 2025 una semi sconosciuta azienda cinese ha reso disponibile sulle varie piattaforme di applicazioni per i telefoni cellulari un suo chatbot di intelligenza artificiale (gratuito) il quale, nel giro di due settimane, è diventato il chatbot di AI più scaricato sul mercato scalzando tutte le altre applicazioni (Chatgpt in testa) e diventando il più utilizzato dagli utenti di tutto il mondo.
La prima reazione di appassionati di tecnologia e di Intelligenza Artificiale è stata quella di chiedersi quali siano state le ragioni di questo successo fulmineo di Deepseek, questo il nome della start up cinese, e del conseguente crollo di colossi come Nvidia su cui investitori e fondi avevano investito somme ingentissime da anni.
Incredibile a dirsi ma il tracollo del settore dei chip americani è stato causato da una misura presa anni prima proprio con l’intento di proteggere un settore considerato cruciale da Washington, dando ai produttori di chip statunitensi un vantaggio strategico rispetto ai concorrenti, in primis cinesi.
Nel tentativo infatti di rallentare lo sviluppo tecnologico cinese, a iniziare dal settore della difesa, l’amministrazione americana ha sottoposto a numerosi divieti le esportazioni in quel paese di chip particolarmente performanti immaginando che, non avendo il fior fiore della tecnologia dei computer e dei semiconduttori, questa carenza avrebbe inevitabilmente rallentato lo sviluppo dei programmi di AI di Pechino.
Se questa strategia ha funzionato in un primo tempo, nel medio e lungo periodo si è rivelata una strategia catastrofica: facendo di necessità virtù l’industria cinese ha sviluppato dei softwares di intelligenza artificiale molto più efficienti e molto meno assetati di potenza di calcolo degli altri mandando in frantumi tutti gli sforzi fatti nei paesi occidentali in tema di AI che si basavano tutti sulla necessità di grossissime capacità di calcolo degli elaboratori elettronici e affossando aziende, come Nvidia, che proprio della ricerca di prestazioni di calcolo sempre maggiori avevano fatto il proprio fiore all’occhiello.
Questo terremoto dovrebbe farci riflettere su due fondamentali temi che ci toccano molto più da vicino e che sono una costante della legislazione di questo Paese.
Il primo tema che fa riflettere è che spessissimo una norma volta ad agevolare un particolare settore o un particolare distretto di aziende finisce per sortire l’effetto diametralmente opposto. Solo per citare un esempio la normativa del cosiddetto Superbonus avrebbe dovuto rilanciare il settore dell’edilizia e, numeri alla mano, pare aver ottenuto l’effetto contrario: aziende aperte un paio di anni e poi frettolosamente chiuse, manovalanza introvabile, prezzi dei materiali edili schizzati alle stelle e così via. Potrei continuare la lista degli esempi ma avete già capito dove voglio arrivare a parare.
In secundis bisognerebbe valutare gli effetti delle leggi e delle norme nel medio/lungo periodo, non nei primi sei mesi di applicazione.
Siamo sicuri di aver appieno compreso quali saranno gli effetti di determinate norme o di determinate agevolazioni avranno quando saranno applicate, ad esempio per cinque o dieci anni? Penso al settore delle auto e dei motori a combustione interna, giusto per capirci.
Infine resta una ulteriore considerazione che emerge da questa interessante vicenda. Gli operatori economici, siano essi imprenditori, aziende, settori produttivi o perfino stati, devono il loro successo nel medio e lungo termine alla loro capacità di investire, di innovare e di crescere. Le misure di protezione, e all’orizzonte se ne vedono arrivare molte altre, non hanno mai funzionato e non funzioneranno mai: daranno per un qualche tempo una boccata di ossigeno a settori magari già in crisi da anni o addirittura decotti e non fermeranno mai la fame di chi, aziende cinesi in primis, non si lasciano ostacolare e distrarre da dazi, limitazioni alle esportazioni ed altre misure protezionistiche del genere.
A noi non resta che aiutare imprenditori, aziende e settori economici a innovare e a competere con successo in mercati turbolenti e volatili, imprenditori e aziende che, per fortuna, non mancano.