Uno dei temi su cui maggiormente si dibatte in questi ultimi giorni è la necessità di riformare la professione in modo da renderla più attraente per i giovani: sicuramente possono essere prese misure e provvedimenti per rendere più appetibile la carriera di Dottore Commercialista ed Esperto Contabile, ma spesso mi chiedo quanta di questa disaffezione alla Professione sia (in parte) imputabile a noi stessi.
A voler esaminare i “numeri” della Professione, dal Covid in poi, possiamo tranquillamente desumere che il nostro apporto al sistema economico sia positivo: fatturato in crescita, numero di iscritti in aumento, redditi in controtendenza rispetto ad altri Ordini giuridico-economici e via discorrendo.
Il confronto poi con altri operatori a noi paragonabili, su tutti le Professioni Giuridiche, appare confortante: laddove gli iscritti di altri Ordini calano, in alcuni casi anche vistosamente, e fatturato e reddito segnano il passo, noi tutto sommato siamo usciti abbastanza indenni da un periodo non certo facile e prospero.
La domanda sorge spontanea: per quale ragione una professione “resiliente” come la nostra non riesce ad attrarre i giovani laureati o diplomati i quali scelgono carriere non meno impegnative ma forse meno promettenti? I vari malanni del fisco che ci affliggono e i ritmi di lavoro faticosi e stressanti sono un flagello degli ultimi anni oppure tormentano il popolo dei Commercialisti dall’Alba dei Tempi?
Onestamente fatico a immaginare che vent’anni fa il nostro Fisco fosse un modello di efficienza e di chiarezza, che i nostri Colleghi finissero la dura giornata di lavoro alle 5 del pomeriggio, che i clienti pagassero senza indugio le nostre spettanze e vi fosse una sorta di età dell’Eden adesso irrimediabilmente tramontata.
Credo che la durata del Tirocinio, la difficoltà dell’accesso alla Professione ed il fatto che i redditi nei primi anni di praticantato e di professione c’entrino fino a un certo punto.
Parlando con gli studenti tra i banchi dell’Università e chiedendo loro se abbiano mai valutato di intraprendere questa carriera spesso mi sento rispondere che è un lavoro durissimo, con difficoltà di ogni genere, dove le soddisfazioni economiche non arrivano mai (anche se sarebbe più corretto dire che non arrivano subito) e via discorrendo.
Credo che sia a livello Ordinistico, iniziando dai banchi delle scuole, dovremmo incontrare i nostri giovani e spiegare loro che cosa sia la nostra professione oggi: una professione moderna, avvincente, con mille sbocchi e mille spazi che continuamente si aprono a chi sappia e voglia cogliere le opportunità di un mercato vivacissimo (pensiamo all’IA e ai temi tecnologici, solo per fare un esempio).
Dovremmo spiegare ai giovani che le imprese e gli imprenditori sanno benissimo quanto serva un professionista di formazione economica per competere su tutti i mercati e in tutti i settori. Dovremmo spiegare che il trait d’union tra aziende e fisco, tra aziende e istituti di credito, tra aziende e stakeholder siamo noi e che questo ruolo farà di noi i protagonisti del futuro e di questo nostro incredibile sistema industriale e produttivo.
Credo anche che noi potremmo e dovremmo, come singoli e nel nostro piccolo, raccontare la Professione per quello che è realmente. Dura e faticosa, ma anche divertente e gratificante, impegnativa ma mai monotona, protagonista e mai comparsa nel mondo di chi fa impresa.
Se posso aggiungere un ultimo suggerimento, dovremmo anche spiegare ai nostri giovani che nella vita e nel lavoro certamente un traguardo economico gratificante fa piacere (ci mancherebbe!) ma non è solo per i soldi che moltissimi di noi si precipitano al mattino in studio ad affiancare imprenditori e aziende.
C’è dell’altro che ci spinge: l’orgoglio di far parte della Professione, la soddisfazione di contribuire al progresso del nostro Paese, l’esultanza di vedere un lavoro che pareva impossibile portato a termine con competenza e rigore e la felicità di constatare che siamo assolutamente e indissolubilmente i protagonisti del nostro futuro.
Iniziamo anche noi a lasciare da parte le nostre pur comprensibili lamentele e a descrivere la nostra Professione per quello che è veramente e, sono pronto a scommetterci, le nuove leve non tarderanno a portare alla Segreteria dell’Ordine le domande di Tirocinio.