Anni fa un mio cliente che viveva e lavorava in Germania si scordò di pagare una piccola imposta locale di cui adesso non saprei ricordare il nome ma che poteva avere come equivalente nostrano il Canone Rai o un Diritto Camerale: una piccola somma che una volta l’anno il Fisco Tedesco chiede ai contribuenti.
Il mio sventurato cliente, il giorno dopo la scadenza, recatosi al Bancomat a prelevare una somma si vide trattenuta la tessera magnetica dalla banca senza che gli fosse data alcuna spiegazione. Alla sua richiesta ai funzionari della banca circa questo disguido, che non poteva certo essere attribuito a una mancanza di fondi nel conto corrente fu informato che doveva recarsi nell’ufficio della Agenzia delle Entrate che era all’interno della banca stessa. Qui un funzionario del Fisco Tedesco con estrema gentilezza e garbo gli restituì il Bancomat assieme a un bollettino premarcato per pagare le poche centinaia di euro che aveva scordato di versare entro il giorno precedente. Effettuato il pagamento del dovuto fu immediatamente ripristinata la funzionalità del conto corrente e, per il Fisco Tedesco, l’incidente fu considerato chiuso.
La cosa che mi ha più stupito di questa vicenda è l’effetto che ha avuto sul contribuente questa piccola disavventura fiscale: la percezione di un fisco efficiente e giusto (non ha avuto nessuna “multa” per la dimenticanza) ma al tempo stesso un fisco a cui non si può sfuggire e che ti blocca il conto corrente senza la minima esitazione. La cosa che più colpì il mio cliente fu il tono assolutamente bonario e cordiale del funzionario il quale, molto più che certi atteggiamenti aggressivi e prepotenti che ahimè vediamo con troppa frequenza negli uffici nostrani, era la vera cartina di tornasole del potere. Un fisco veramente efficiente, veramente equo e veramente forte non ha alcun bisogno di mostrare i muscoli specie con i contribuenti più piccoli. Risultato? Il mio cliente ha avuto sin da subito un enorme rispetto per le autorità fiscali e da li in poi ha sempre rigato dritto.
L’inevitabile confronto col fisco nostrano risulta assai impietoso. La recente introduzione del Concordato Preventivo Biennale con tutta la carrellata di odiose e neppure troppo velate minacce di accertare chi non vi abbia aderito e l’ultima campagna di comunicazione contro l’evasione fiscale nella quale un Fisco inerme contro i grossi e grossissimi evasori mette l’uno contro l’altro cittadini e piccoli imprenditori, lavoratori e professionisti sostenendo, in buona sostanza, che quando in un ristorante vediamo seduto a fianco a noi qualcuno che si gode un buon vino di marca probabilmente lo sta facendo con i nostri soldi ( e di tutti i contribuenti).
Ma siamo sicuri che un Fisco moderno ed efficiente sia forte con in deboli e deboli con i forti? Ma un Fisco moderno ed efficiente ha bisogno ha bisogno di spot pubblicitari o di velate minacce per combattere giustamente l’evasione fiscale? Quale effetto avrebbe sui contribuenti un Fisco “alla tedesca” che si può perfino permettere di essere gentile e cortese con un contribuente che, dimenticata una banale scadenza, non venga trattato come un criminale ma che al tempo stesso dimostri che neanche una piccola infrazione sfugge al suo vigile occhio? Con le decine e decine di banche dati in possesso della nostra Amministrazione Finanziaria che dovrebbero permettere di stanare qualsiasi comportamento scorretto da parte del Contribuente è così difficile immaginare un Fisco moderno ed efficiente?