• Home
  • I nostri servizi
    • Consulenza Straordinaria
    • Controlli Societari
    • Servizi Ordinari
  • Team
    • Giangiacomo Indri Raselli
    • Filippo Doro
    • Cinzia Pavani
  • News
  • Vademecum
  • Contatti

I Dazi

  • Home
  • Senza categoria
  • I Dazi
3 Settembre 2025

I Dazi
Le recenti esternazioni del Presidente degli Stati Uniti in tema di commercio internazionale e di dazi ha innescato un interessantissimo dibattito sia economico sia politico su quasi tutti gli organi di informazione.
Molto commentatori hanno riproposto un video degli anni ottanta in cui Ronald Reagan, tutto fuor che un left wing americano, esprimeva forti perplessità su questa misura protezionistica che sembra ritornare in auge in questo momento di maretta economico politica.
Il sunto del ragionamento fatto dal quasi omonimo dell’attuale inquilino della Casa Bianca può essere così riassunto: se è vero che un dazio che rende l’importazione di un determinato bene o prodotto molto più costoso dello stesso prodotto in casa favorisce i produttori domestici, è vero che lo fa solo nel breve periodo. Nel periodo medio lungo l’assenza di concorrenza e un vantaggio protezionistico finiscono inevitabilmente per disincentivare innovazione e efficienza, che invece nel libero mercato costringono a sforzi immani i vari player, rendendo i produttori nazionali pigri, inefficienti e lenti, ponendoli inesorabilmente fuori mercato. Misure prese a protezione dell’industria nazionale finiscono, pian piano, per demolirla dalle fondamenta. Nella nostra economia nazionale casi emblematici ne possiamo trovare a iosa: da vettori aerei alle telecomunicazioni, dalla siderurgia ai trasporti.
In realtà questo istinto “protezionistico” che tanto danno sembra fare ai settori più strategici delle economie mondiali lo troviamo un po’ dappertutto e ad ogni livello della nostra vita. Un recente avviso pubblicitario di una scuola paritaria riconosciuta invitava gli studenti che correvano il rischio di perdere l’anno a cambiare scuola, non a studiare di più. La domanda sorge spontanea: sottrarre il proprio figlio studente a un insegnante severo è una strategia che paga nel medio lungo periodo? Oppure evita lo smacco di una bocciatura imminente ma nel lungo periodo crea delle lacune e dei vuoti nella preparazione che poi si riveleranno irrecuperabili?
Ragionamento analogo lo si può fare andando a spulciare i dati reddituali delle professioni (vedi a pagina 12 de Il Sole 24 Ore del 31.03.2025). I redditi della nostra categoria professionale, a dispetto delle campane a morto che da più parti rintoccano, sono molto più alti (Notariato escluso) di tutte le altre categorie professionali le quali, a differenza nostra, godono di esclusive e di tariffe a protezione della loro attività. Sembrerebbe quasi di poter dire che l’assenza di esclusive e di protezioni anziché indebolire la nostra professione la abbia resa più competitiva e innovatrice delle altre, decretandone non già la fine e l’insuccesso quanto una vitalità ed una efficienza che altri Ordini o Collegi si sognano.
La stessa storia imprenditoriale ed economica del nostro Paese d’altronde sembra raccontarci la stessa storia: vuoi vedere che il nostro vero vantaggio competitivo è stato quello di non aver mai avuto nessun vantaggio competitivo? Vuoi vedere che essere sempre stati privi di acciaio, carbone, gas, petrolio, risorse minerarie e via discorrendo ci ha costretto da sempre a eccellere in quei settori in cui l’ingegno, l’inventiva, la tecnica e l’imprenditorialità la fanno da padrone? Siamo sicuri che saremmo i migliori del mondo nel lusso, nella moda, nella progettazione, nel food in cui tutto il nostro talento emerge prepotentemente se fossimo letteralmente seduti su un forziere di materie prime, gas o petrolio?
Sembra un paradosso ovviamente, ma l’economia è piena di questi paradossi e l’Italia in particolare ne abbonda.
La lezione che dovremmo tutti noi trarne, osservano questi momenti economici stagnanti e difficili in cui ci pare di non vedere la luce in fondo al tunnel, è che sono proprio i momenti di difficoltà e di crisi che aguzzano il nostro ingegno e la nostra capacità di innovare e che sono gli insegnanti più severi quelli che nel medio e lungo periodo forgiano gli studenti migliori.
Il segreto è tutto lì: non guardare alle prossime settimane o ai prossimi mesi ma guardare al nostro futuro con un orizzonte molto più ampio per poter realizzare che, a dispetto delle lamentele e mugugni che spesso accompagnano i commenti alla nostra professione, ci attende un futuro nel quale saremo ancora essenziali protagonisti di una vita economica che, crisi o non crisi, dazi o non dazi, vedrà sempre emergere le qualità e le capacità del nostro Sistema Paese.

Articoli e news

  • 0
    Il sistema produttivo Veneto post Covid-19: intervista a Paolo Scaroni
    22 Marzo 2021
  • 0
    Le scritture di Preconsolidamento: le operazioni in valuta nella normativa nazionale
    25 Gennaio 2021
  • 0
    La distribuzione di dividendi da parte di società controllate e collegate
    24 Gennaio 2021
  • 0
    L’evoluzione della Professione a partire dalla formazione universitaria
    23 Gennaio 2021
  • 0
    La Start Up dello studio professionale
    22 Gennaio 2021

Giacomo Indri Raselli

Filippo Doro

Cinzia Pavani

Studio Commercialista Indri Raselli
Viale Felice Cavallotti 22 - 35124 Padova (PD)
Telefono: 049 2323960 - Email: studioindri@gmail.com
Partita Iva: 02722980287| Codice Fiscale: NDRGGC74R12B563M SDI: T9K4ZHO
Privacy e Cookie Policy