La moneta
L’etimologia di alcune parole che usiamo con grande frequenza ci racconta storie assolutamente interessanti: prendiamo l’esempio della parola moneta.
Quanti di noi collegano uno dei tanti sinonimi di denaro con la storia dell’antica Roma? Ebbene quando nel 390 avanti Cristo i Galli condotti dal loro re Brenno attaccarono Roma e minacciarono di distruggerla dando l’assalto al Campidoglio furono fermati da una sentinella inaspettata: le oche capitoline le quali, con il loro starnazzare veemente, svegliarono i soldati romani dal sonno e sventarono l’attacco di sorpresa dei Galli. Da quel giorno le oche capitoline, sacre alla Dea Giunone, conferirono a quest’ultima l’appellativo di Moneta, ossia colei che ammonisce (o avverte o avvisa). Avendo i Romani edificato la loro zecca presso il tempio di Giunone Moneta, sull’Arx Capitolina, per traslazione la parola moneta venne data anche a quei piccoli dischi di metallo usati per commerciare. Da cui il termine moneta che usiamo ancor’oggi.
Potrei proseguire con l’origine di moltissime parole che usiamo continuamente nel nostro lavoro quotidiano da mutuo (che deriva da mutare) ad ammortamento (ad mortem) a interesse (inter-esse essere in mezzo letteralmente) a economia (che deriva dal greco oikos e nomia ossia casa e amministrazione cioè letteralmente l’amministrazione della casa).
Quello tuttavia che mi fa riflettere è la profonda ignoranza che riscontro in quasi tutti i miei interlocutori sulle questioni economiche come se conoscere questo aspetto così importante della nostra civiltà sia una questione da poco.
Tutti sanno che Cristoforo Colombo ha “scoperto” l’America nel 1492 ma pochi si ricordano che aveva affrontato quel viaggio pericoloso per motivi economici ossia trovare una nuova rotta per procurarsi le costosissime spezie. Tutti ammirano le magnifiche opere d’arte di cui pullula Venezia ma pochi si chiedono chi le abbia commissionate ossia i ricchi mercanti della Serenissima. Sui Templari e sulla fine di Jacques de Molay si sono scritti libri e girati film ma quasi nessuno ricorda che Filippo il Bello li fece arrestare (e bruciare) nel 1307 per appropriarsi di quella che era a tutti gli effetti una banca e dei suoi immensi averi. Gli stessi Stati Uniti, a ben pensarci, nacquero da una rivolta fiscale contro le tasse sul thè imposte dai Britannici, il tutt’ora famoso Tea Party.
Io credo che, così come sia indispensabile una infarinatura di nozioni di religione per apprezzare le opere d’arte che arricchiscono il nostro territorio, sia altrettanto indispensabile una infarinatura di nozioni economiche per meglio apprezzare la Storia, l’Arte e tutti gli aspetti della nostra civiltà.
Perché uno studente deve sapere quando è stata scoperta l’America o quando è crollato l’Impero Romano d’Occidente ma quando si sia passati dalla moneta alla banconota no? O quando siano state “inventate” le polizze di assicurazione o i mutui?
Io credo che questo tipo di ignoranza e direi quasi di ostilità alle questioni economiche sia anche alla base di un rapporto difficile e contrastato con il Fisco: termini che non si conoscono o peggio che si confondono (quanti usano la parola tasse e imposte come se fossero sinonimi magari mettendoci dentro i contributi sociali che con le tasse non c’entrano niente?) non fanno che rendere le questioni fiscali qualcosa di oscuro e infido.
Non sarebbe il caso, esattamente come si dedica a scuola un’ora di religione alla settimana, di istituire un’ora di economia alla settimana? Non sarebbe utile agli studenti di approcciare fin dai banchi scolastici temi economici e fiscali così da arrivare nel mondo del lavoro non dico preparati ma almeno non completamente analfabeti di questioni economiche e finanziarie?
Io credo, sognatore quale sono, che sarebbe assai utile portare nelle scuole qualche primo rudimento di questi argomenti e credo che la nostra categoria professionale, che già sta operando presso le scuole (vedi l’articolo del Collega ed Amico Pierluigi Riello nel numero 285) sia la più adatta a spiegare e illustrare questi temi esattamente come facciamo quotidianamente con i nostri clienti.
Mi auguro che iniziative di questo tipo diventino sempre più frequenti a tutto beneficio di contribuenti, consulenti e, perché no, magari anche del nostro amato Fisco (che deriva da fiscus ossia cesta dove gli esattori romani mettevano per l’appunto le monete dei contribuenti).