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L’agenzia delle uscite

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3 Settembre 2025

In una delle sue ultime e lucidissime interviste Ennio Doris, parlando dell’andamento economico del nostro Paese lamentava gli effetti deleteri di una pressione fiscale che, a voler essere generosi, penalizza gli investitori e gli imprenditori desiderosi di fare business in Italia.
Che una pressione fiscale del genere sia insostenibile è un dato con cui noi ci scontriamo tutti i giorni, avendo contatti strettissimi con il mondo produttivo, tuttavia credo sia sbagliato ritenere la pressione fiscale e tributaria il vero problema del nostro sistema paese esattamente come sarebbe ritenere la febbre che ci assale una malattia quando essa è l’effetto di una malattia o di una infezione e non una malattia a sè stante. Il nostro organismo reagisce ad una infezione o a un attacco batterico aumentando la temperatura corporea ma la febbre non si cura autonomamente: bisogna debellare l’infezione o la patologia che la ha originata. Abbassare la febbre con un farmaco senza guarire dalla sua causa scatenante serve a poco o a niente.
Così come la febbre è l’effetto di una malattia e non una malattia anche la pressione fiscale cui siamo sottoposti non è una patologia ma l’effetto di una patologia: una spesa pubblica oramai incontrollabile.
Se infatti il comune cittadino “buon padre di famiglia” orienta le proprie spese ed il proprio tenore di vita in funzione dei suoi introiti e sceglie di acquistare una comune utilitaria o una fuoriserie dopo aver valutato attentamente il proprio reddito, lo Stato Italiano sembra ragionare esattamente all’opposto: prima spende cifre astronomiche per ogni genere di attività e, solo successivamente, si pone la domanda di reperire i denari per sovvenzionarle. E mentre nella Prima Repubblica vi erano, oltre alla tassazione, altri strumenti per racimolare quattrini quali l’incremento monstre del debito pubblico, la svalutazione della moneta e un’emissione valutaria a dir poco prodiga, con l’avvento dell’Euro e con le regole imposte da Bruxelles l’unico modo rimasto alla classe politica di sovvenzionare la spesa pubblica è quello di andare a prendere i soldi direttamente dalle tasche dei contribuenti. Questo spiega il motivo di una tassazione oramai giunta a livelli intollerabili, leggi tributarie con effetto retroattivo, un sistema sanzionatorio ai limiti del sadismo, verifiche fiscali che sembrano uscite da un film di Dario Argento (vogliamo parlare della recente vicenda delle verifiche sui regimi forfetari?), una quantità di adempimenti fiscali volti non tanto ad un sano contrasto all’evasione quanto a moltiplicare per cento la possibilità di incappare in errori e omissioni che poi sono sanzionati duramente e una serie di tasse e balzelli che, ben lungi dal risolvere il problema della finanza dello Stato altro non fanno che rendere al contribuente odioso e tirannico un Fisco che viene percepito come ostile, inutile e iniquo.
Se a questo aggiungiamo che praticamente non vi è opera pubblica o infrastrutturale nella quale la magistratura non abbia riscontrato malversazioni e ruberie di ogni genere e tipo abbiamo un quadro completo che spiega la avversione oramai irreversibile che i contribuenti italiani nutrono verso il Fisco.
La risposta del Fisco è sempre la solita: il 22 dicembre scorso vi è stato l’ennesimo concorso pubblico per la assunzione di 4500 nuovi funzionari che saranno verosimilmente incaricati di andare a stanare evasori totali e frodatori del fisco i quali avranno applicato le scorciatoie tributarie dei vari escapologi cui il Senato ha ben pensato di dare visibilità e sede in una sorta di disturbo bipolare in cui si scatena una caccia al ladro non prima di avergli insegnato, in Senato, a rubare.
Non sarebbe il caso, anziché scagliarsi per l’ennesima volta contro i contribuenti e le aziende, di arginare la spesa pubblica? Perché non affiancare alla Agenzia delle Entrate che giustamente deve tirare le orecchie a chi non vuole pagare le imposte una “Agenzia delle Uscite” che invece vada a stanare sprechi e malversazioni del denaro dei contribuenti? E’ ipotizzabile una riduzione della pressione fiscale in un paese dove la spesa pubblica continui costantemente ad aumentare? Perché non mettere sullo stesso piano chi i soldi delle tasse li evade e chi i soldi delle tasse li spreca?
Per ridare fiducia al sistema produttivo del nostro Paese è oramai improcrastinabile una seria riforma del Fisco e i massimi vertici della nostra Categoria si stanno impegnando con grande determinazione in questo senso. Non sarebbe il caso, visto che di riforme e di fisco si sta parlando, di istituire una Agenzia delle Uscite che ponga un freno a una spesa pubblica oramai insostenibile?

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