Durante l’ultimo trasloco dello studio i miei collaboratori, lamentandosi del numero e del peso degli scatoloni da spostare, non facevano che chiedersi come mai mi ostinassi in maniera testarda a conservare e a esporre nelle librerie dello studio vecchi libri e testi che, in una professione come la nostra dove una circolare di sei mesi fa è già preistoria, hanno sicuramente esaurito la loro originaria funzione informativa.
Il solo vedere balenare nei loro cervelli l’idea oltraggiosa di buttare via un libro mi ha fatto attentamente riflettere sulla reale motivazione del mio attaccamento ai libri e più in generale alla carta.
Mentre io (e immagino valga per tutti) non mi sognerei mai di aprire un blog o un sito web per dire la mia opinione o peggio per dare consigli in tema di oftalmologia e di come ci si opera di cataratta, per fare un esempio, non essendo un medico oculista, per una qualche ragione a me ignota letteralmente chiunque ritiene di poter trattare le materie di cui noi ci occupiamo senza nessunissima preparazione.
Il web è completamente invaso di siti che spiegano come si registrano le fatture in contabilità, come fare a pagare meno tasse (visto che la categoria dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili si ostina a volerle far pagare correttamente ai contribuenti), chi è tenuto o meno a iscriversi all’IPNS e via discorrendo.
Consulenti di ogni tipo, società che offrono multi servizi, escapologi fiscali, ex dipendenti dei pubblici uffici e perfino creature degne della mitologia greca quali i geometri fiscalisti (non sto scherzando www.agefis.it andate a vedere) i quali sostengono che sia più prudente, per le dichiarazioni dei redditi, non rivolgersi ad un geometra puro e semplice ma ad un geometra fiscalista che ha formazione ad hoc eccetera eccetera, si propongono a ogni genere di contribuente dando loro consigli e suggerimenti su come fare ad azzerare F24 ed imposte.
Quale è il risultato? Decine di clienti che piombano nei nostri studi cercando di convincerci ad applicare questi geniali consigli per scaricarsi interamente l’autovettura o per dedurre dall’imponibile la spesa fatta dal salumiere sotto casa. D’altro canto il “lo ho letto su internet” oppure il “me lo ha detto mio cugino” valgono ben di più di anni di studio, pratica professionale, esame di stato, formazione continua obbligatoria no?
E come possiamo noi difenderci da queste sciagure atteso che la lotta all’abusivismo non sembra aver dato ancora ad oggi i frutti che ci si aspettava? Escludendo la scelta di rievocare la Defenestrazione di Praga e di lanciare i latori di questi buoni consigli nella tromba delle scale come a volte saremmo tentati di fare l’arma migliore che abbiamo è la carta.
Se infatti è vero che molta della nostra formazione professionale avviene oggigiorno tramite strumenti digitali è pur vero che accogliere un cliente in sala riunioni avendo alle spalle un muro di testi, manuali tecnici e riviste di settore passa ai nostri interlocutori il messaggio che noi siamo gli esperti in materia di imposte, che noi siamo preparati in anni ed anni di studio e a testimoniarlo sono proprio i libri che magari hanno dieci o quindici anni sulle spalle. La loro funzione infatti non è più quella di informarci su come si calcola correttamente il carico fiscale di un contribuente ma quella di testimoniare che ci occupiamo di tasse e imposte da quando il caffè lo si pagava in lire e che l’esperienza che noi abbiamo i vari escapologi&Co se la sognano.
Per quale motivo ci ostiniamo a esporre dietro le nostre scrivanie la laurea e l’abilitazione professionale in eleganti cornici posizionandole la dove siano ben visibili a tutti, clienti in primis? Non è sufficiente andare a verificare sul sito dell’Ordine a cui siamo iscritti per sapere che siamo Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili?
E’ ovvio che chiunque può verificare che siamo iscritti all’Albo ma la laurea e l’abilitazione incorniciate servono a dire al cliente/contribuente che siamo noi gli esperti di diritto tributario e non suo cugino che fino all’anno scorso vendeva aspirapolveri o cialde di caffè e che tutto a un tratto si è scoperto cultore di contenzioso in imposte indirette.
E per quale ragione molti Colleghi con una certa seniority si ostinano a chiamare il principale dichiarativo delle persone fisiche 740? Pensiamo davvero che non sappiano che è da molti anni che si chiama Redditi Persone Fisiche? Lo fanno di proposito per rimarcare che si occupavano di imposte quando gli altri stavano imparando la tabellina del sette ovviamente!
Potrei continuare ma tutti sappiamo benissimo che nella nostra professione le sole armi che abbiamo per difenderci da questa ridda di pseudo consulenti sono la nostra formidabile preparazione e la nostra esperienza che mancano a tutti gli altri. E queste due armi sono indissolubilmente legate alla cara vecchia carta.
Abbiamo la straordinaria fortuna di avere un giornale come il Commercialista Veneto che da 58 anni testimonia che, come professionisti, siamo non dico una spanna ma un palazzo sopra tutti gli altri. Abbiamo un giornale di carta che non ha nessun altro, nessuno. Abbiamo un periodico che possiamo esporre con orgoglio nelle sale d’attesa dei nostri studi facendo notare ad un cliente che pensa di padroneggiare la nostra materia che abbiamo scritto un bell’articolo sul Bilancio Consolidato o sui principi contabili internazionali rimettendo subito in chiaro le gerarchie tra chi sa e chi pensa di sapere.
Abbiamo un giornale in cui, bene o male, hanno scritto praticamente tutti i migliori Colleghi che abbiamo, desiderosi di confrontarsi con altri professionisti su temi fiscali, tributari e di ogni altri tipo.
Abbiamo un giornale che ha sfornato il meglio dei vertici della nostra Categoria e ha fornito ai nostri Ordini Presidenti, Vicepresidenti, Consiglieri, Relatori, Docenti e tanti altri ancora.
Abbiamo per le mani un patrimonio immenso e la migliore idea che ci viene è quella di farne un sito che si metta a fare concorrenza a quello dei Geometri Fiscalisti?